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FILOSOFIA E MATEMATICA Novembre 26, 2006

Posted by flaviopons in SCIENZA, Uncategorized.
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Un primo articolo per la sezione scientifica ancora tristemente vuota…
La maggior parte delle persone vede la Matematica come una immensa mole di regole e formule astratte perlopiù fini a se stesse, qualcuno ne fa una passione, pochi hanno idea di quanto precisamente essa sia in grado di descrivere il mondo da un punto di vista completamente oggettivo. Perchè ci sono numeri che si ripetono continuamente in relazioni geometriche e leggi fisiche? Semplicemente perchè tali numeri effettivamente esistono e caratterizzano la struttura del nostro mondo, quindi è naturale che si ripresentino nell’uno o nell’altro ambito di studio.
L’esempio più lampante è quello del numero Pi Greco; esso si manifesta di continuo in fisica, geometria, teoria della probabilità e molti altri ambiti; i primi tentativi di determinare il suo valore avvennero sia tra i matematici babilonesi che egiziani nientemeno che nel XX secolo a.C.. Tuttavia, il primo a trovare la famosa approssimazione a 3,14 fu Archimede che, nel III secolo a.C., ebbe la pazienza di svolgere i calcoli su un poligono a 96 lati! Già, perchè la quadratura del cerchio era uno dei problemi più “scottanti” che affliggevano i geometri greci e pi greco altro non è che la lunghezza di una circonferenza il cui diametro valga 1. E proprio la perfezione di questa figura indusse probabilmente a credere che tale numero presentasse qualche magica regolarità, mentre si dovette constatare che non esiste equazione algebrica che lo ammetta come sua soluzione e che le sue cifre decimali si susseguono caotiche in una sequenza infinita: ad oggi, grazie a 600 ore di lavoro congiunto di 64 computer, ne conosciamo ben 1.241.100.000.000! il problema però non incuriosì solo i matematici, ma anche i filosofi; in particolare Anassagora, nel IV sec a.C., tentò una quadratura del cerchio con riga e compasso e dovette incassare un duro colpo quando si rese conto che la mente divina (Nous) che secondo lui aveva dato ordine all’universo si era scordata di creare una corrispondenza tra due figure così perfette!
Anassagora però non fu il solo tra i filosofi greci a doversi pentire delle proprie scoperte: lo stesso Pitagora (VI sec. a.C.), inventore del termine “Filosofia” e iniziatore della razionalità greca, vide le proprie sicurezze minate da un banale calcolo basato sul teorema che da lui stesso prende il nome. Secondo Pitagora i numeri rappresentavano la struttura dell’universo e ne erano i suoi costituenti ultimi, fino ad assumere significati mistici in quanto manifestazione di un’ intelligenza divina; fu un suo discepolo, Ippasio, a constatare che la radice quadrata di due (la lunghezza della diagonale di un quadrato di lato 1) è un numero irrazionale, cioè le sue cifre decimali non nulle sono infinite e prive di qualsiasi regolarità. Tale numero divenne “arretos”, cioè non poteva essere nominato, ma nonostante ciò la notizia si diffuse e creò parecchio scompiglio tanto tra i matematici quanto tra i filosofi; nacque addirittura la leggenda che Pitagora avesse condannato il suo allievo alla morte per annegamento, come punizione per una sorta di empietà nei confronti dell’assolutezza dei numeri e il problema rimase spinoso fino al III secolo a.C., quando Euclide diede alla geometria una sistemazione analitica piuttosto che numerica. Resta ancora aperta però la questione su quanto la Matematica rappresenti davvero il mondo: essa è una nostra costruzione o noi stessi ne facciamo parte?